Il piano di guerra Usa per Poroshenko

 

lug 06, 2014

Ucraina. Il dipartimento della Difesa indica a Kiev come conquistare il paese. Militari a Sloviansk, ribelli in fuga

06est1f01-ucraina-slaviansk

 

Slo­viansk è in mano all’esercito di Kiev, la ban­diera nazio­nale giallo blu sven­tola sul tetto del muni­ci­pio, in quello che appare ormai l’attacco finale del governo di Maj­dan con­tro i ribelli filo­russi, ripa­rati a Kro­ma­torsk, dove nelle pros­sime set­ti­mane potrebbe con­su­marsi l’esito di que­sta guerra di cui si è par­lato troppo poco. E che ha ucciso oltre 200 civili, tra cui, giu­sto due giorni fa, una bam­bina di soli cin­que anni. Carne da macello, in un paese su cui si sono con­su­mate l’impreparazione dell’Unione euro­pea, la lunga mano degli ame­ri­cani e ogni tipo di delin­quenza locale, com­presa quella dei neo­na­zi­sti e dei padroni del paese, gli oligarchi.

Il pre­mier della auto­pro­cla­mata repub­blica popo­lare di Done­tsk Alek­sandr Boro­sai ha con­fer­mato che la città è tor­nata sotto il con­trollo delle forze di Kiev «per la loro schiac­ciante supe­rio­rità nume­rica» e che le mili­zie hanno lasciato Slo­viansk all’alba di ieri, insieme al coman­dante Igor Strel­kov e sta­bi­lito il loro nuovo quar­tier gene­rale nella vicina Kramatorsk.

L’azione dell’esercito nazio­nale, diretto dal neo pre­si­dente Poro­shenko, pare inol­tre seguire step by step, come direb­bero gli ame­ri­cani, il piano stra­te­gico gen­til­mente offerto da un gruppo di ricerca made in Usa all’Ucraina. Secondo quanto emerso in que­sti giorni, la Rand Cor­po­ra­tion, un think tank sta­tu­ni­tense, finan­ziato dal Dipar­ti­mento della Difesa (con oltre 1000 ricer­ca­tori e sedi anche in Europa) avrebbe esco­gi­tato un piano in tre fasi, sug­ge­rito a Poro­shenko per otte­nere il pieno con­trollo sul paese.

I docu­menti (nella foto in que­sta pagina) sono stati pub­bli­cati dal sito Glo​bal​re​search​.com (un gruppo di ricerca indi­pen­dente cana­dese) e testi­mo­niano quanto già si sapeva, per quanto riguarda la dire­zione ame­ri­cana delle ope­ra­zioni. Allo stesso tempo, spe­cie nella terza fase delle ope­ra­zioni, si aprono inquie­tanti dubbi sulle moda­lità della ricon­qui­sta. E quanto sta acca­dendo in Ucraina sem­bra pre­ci­sa­mente descritto dalle indi­ca­zioni dei ricer­ca­tori diretti dal dipar­ti­mento della Difesa Usa. Il primo passo sug­ge­rito a Poro­shenko è quello di cir­con­dare le zone gestite dai ribelli, con­si­de­rando tali chiun­que non si pie­ghi al volere dell’esercito ucraino.

Il secondo passo è quello di col­pire i punti sen­si­bili costrin­gendo alla fuga i ribelli (come sta pun­tual­mente avve­nendo). Nel docu­mento i ricer­ca­tori sug­ge­ri­scono anche la crea­zione di campi di pri­gio­nia, cor­pi­fuoco e infine, nel terzo e ultimo pas­sag­gio, l’esaltazione delle geste eroi­che dei sol­dati dell’esercito nazio­nale e la chiu­sura dela zona a qual­si­vo­glia gior­na­li­sta straniero.

Con­di­tio sine qua non per siste­mare gli affari rima­sti in sospeso con qual­che ribelle peri­co­loso anche una volta ripor­tato il con­trollo delle regioni orien­tali sotto Kiev. Nel docu­mento si richiede anche l’indebolimento dell’oligarca Akh­me­tov, per fare si che tutta la ric­chezza mine­ra­ria delle regioni orien­tali con­trol­late dal tycoon, fini­sca per rica­dere sotto un con­trollo più age­vole per il nuovo padrone, un altro oli­garca, ovvero Poro­shenko. Più spe­ci­fi­ca­mente, la dina­mica sug­ge­rita è la seguente: i vei­coli blin­dati devono entrare nelle città (come emerso in que­sti giorni), men­tre gli uomini armati devono aprire il fuoco con­tro le mili­zie di «ter­ro­ri­sti». Tutta la popo­la­zione maschile delle città con­qui­state, deve essere eva­cuata in spe­ciali campi ad hoc.

Il docu­mento sot­to­li­nea l’importanza di que­sti campi– pri­gioni, per­ché dovranno acco­gliere soprat­tutto i rap­pre­sen­tanti dei ribelli più ideo­lo­giz­zati. Inter­net e i tele­foni devono essere disa­bi­li­tati e viene sug­ge­rita l’imposizione di un copri­fuoco. È neces­sa­rio poi, si legge nel docu­mento, ripri­sti­nare le nor­mali con­di­zioni di vita, raf­for­zare i con­fini con la Rus­sia e fare ritor­nare i pro­fu­ghi. Invece, per i tero­ri­sti mac­chia­tisi di cri­mini, biso­gnerà prov­ve­dere a con­fi­scare i beni.

E quel che è peg­gio, è che tutto pare andare in que­sta dire­zione pre­cisa. Ieri è stata una gior­nata deci­siva, con la con­qui­sta di Slo­viansk l’esercito di Kiev ha messo in grave dif­fi­coltà i filo­russi, che non a caso si sono rivolti a Putin chie­dendo aiuto. Il pre­si­dente russo però non sem­bra più par­ti­co­lar­mente sen­si­bile alle loro sorti: con la Cri­mea e la con­fu­sione che ha messo in evi­denza l’inadatta Ue e la con­sueta pre­senza ame­ri­cana ha già otte­nuto il pro­prio scopo. E con Poro­shenko, come si è evinto da mosse pre­ce­denti, i con­tatti ci sono e chissà che non si possa tro­vare un modo di avere rap­porti com­mer­ciali. Chi è alla dispe­ra­zione, è il popolo delle regioni orien­tali, la cui vita è entrata in un abisso dal quale l’uscita potrebbe essere per­fino peggiore.

In tutto que­sto le terze parti non stanno ferme: ieri hanno preso il via nel Mar Nero eser­ci­ta­zioni mili­tari sia della Rus­sia sia della Nato, a segnare il momento deci­sivo della crisi ucraina.

 

SIMONE PIERANNI

da il manifesto